Il Tasso Annuale Nominale, TAN, è riferito agli interessi nominali applicati a un finanziamento erogato. È il dato messo più in evidenza dagli istituti di credito e si basa sulle rivelazioni di mercato effettuate sulla base di quanto evidenziato dalla Banca d’Italia e dalle oscillazioni finanziarie del mercato globale creditizio.
Si tratta di una percentuale che varia molto non solo rispetto al periodo durante il quale è stato concesso il prestito, ma tiene conto anche di altri fattori quali l’importo erogato, la durata e il tipo di credito concesso. Prestare un capitale per semplice liquidità o per acquistare una casa o dei prodotti di consumo, incide sensibilmente sulla definizione del TAN. È prassi consolidata la distinzione di queste tre macro categorie anche sul piano della comunicazione pubblicitaria in quanto un credito mirato a scopi precisi e dimostrabili, rende il finanziamento più sicuro e riduce i rischi di insolvenza da parte del consumatore.

Le persone e le aziende che intendono valutare la sostenibilità e i costi di un finanziamento per affrontare le proprie esigenze non possono limitarsi alla valutazione del TAN. Solitamente gli interessi non vengono pagati quasi mai tramite un’unica rata annuale, ma sono ricalcolati mensilmente o trimestralmente, il che comporta che il Tasso Annuale Nominale in realtà sia inferiore a quello effettivo applicato sul capitale. In particolare ciò accade per i cosiddetti prestiti con calcolo alla francese, per i quali le prime rate versate sono composte per la maggior parte da interessi debitori e solo in minima pare da capitale. Se il finanziamento non subisse variazioni, si arriverebbe a versare le ultime quote di rimborso andando a intaccare quasi esclusivamente il capitale. Alcune forme di finanziamento per importi medi o piccoli, consentono di utilizzare rapidamente la quota di capitale restituita con le rate precedenti, ciò significa che il consumatore verserà quote di interessi reali molto più alte di quelle previste dal TAN.
Oltre al TAN e al tasso effettivo, esistono altri costi che impattano sulla quota da rimborsare all’istituto di credito, come i tributi, l’istruzione e la gestione della pratica e altro ancora. La somma di tutti gli importi dovuti è riassunta dal TAEG, Tasso Annuo Effettivo Globale, riportato nei contratti e in tutte le forme di pubblicità di cui si avvalgono le finanziarie, così come previsto dalla normativa in vigore in Italia che rispettano le direttive europee particolarmente stringenti in materia. Tutto ciò incide considerevolmente sulla possibilità di accedere al credito in quanto gli enti erogatori, nella quasi totalità dei casi, si rivolgono alle informazioni gestite dalla società CRIF, specializzata nell’intermediazione del credito. In sostanza è l’ente privato al quale ci si rivolge per verificare la reale sostenibilità del debito da parte del privato o dell’azienda che ne ha fatto richiesta. Nel computo della relazione tra il dovuto e le capacità di rimborso, infatti il costo reale della rata è il parametro principale di valutazione. Ogni richiedente può accedere sul sito di questa società ai propri dati presenti nell’Eurisc, cioè il database utilizzato dalla CRIF, in modo da verificare la propria situazione e tutte le informazioni in loro possesso. Tale possibilità assicura il massimo della trasparenza possibile e tutela al tempo stesso il diritto alla gestione dei propri dati da parte dei cittadini.